Als wir noch die Wahl hatten
| Edizione | Pezzo Unico |
|---|---|
| Soggetto | Arte Politica |
| Tecnica | Pittura |
| Altezza | 50 cm |
| Larghezza | 40 cm |
| Lunghezza/Profondità | 2 cm |
Serie: 'people'
Materiale/Tecnica: acrilico su tela
Anno di realizzazione: 2024
Il dipinto è autografato sul retro e montato su un telaio a cuneo fatto a mano
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Contesto :
Il quadro «choice?» è una sintesi visiva di quella domanda apparentemente banale, ma allo stesso tempo profondamente politicizzata: «Il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?» Di questo proverbio mi interessa meno la sua battuta psicologica e più il suo ruolo di superficie di proiezione – in un clima sociale sempre più polarizzato e che ragiona in termini binari.
Il bicchiere al centro dell’immagine è disegnato in modo approssimativo, quasi infantile. Le linee sono tremolanti, imprecise, come se il contorno del bicchiere volesse sottrarsi alla sua funzione di cornice fissa. La superficie di un arancione brillante sembra quasi aggressivamente ottimista – una scelta cromatica che si oppone al dubbio eppure lo mina proprio attraverso la domanda all’interno del bicchiere: scelta?
Il liquido al suo interno – blu, opaco, strutturalmente instabile – sembra meno chiaramente misurabile che carico di significato simbolico. La sua forma dà l’impressione che il suo stato fisico si neghi a se stesso. Metà pieno? Metà vuoto? O forse entrambe le cose insieme? Il termine scelto, «choice», qui sta meno per la reale possibilità di decidere che per la sua illusione sociale: la questione della scelta diventa una camminata in bilico su un terreno che è ormai diventato friabile da tempo. Una ricerca di chiarezza dove non ce n’è più. La semplicità estetica della rappresentazione contrasta volutamente con la profondità della domanda che solleva.
La domanda «choice?» rimane senza risposta – non per indecisione, ma per la consapevolezza dell’ambivalenza strutturale insita in ogni decisione apparentemente libera.
Maximilian Völter
> Maximilian Völter
> Nato nel 1994 a Wismar, in Germania
> Vive e lavora a Brema.
> Studente all’Università di Brema
> Laurea triennale in Arte, Media ed Educazione Estetica
> Tra i suoi professori c’è Wolfgang Hainke (ha partecipato alla Documenta 8, ha collaborato con Richard Hamilton, Emmet Williams e tanti altri)
> Membro dello Studenten Kunstmarkt dal 2021
Mostre selezionate:
2021 O.S.D (personale), Brema, Germania (06/21)
2021 Mostra di fine corso “Stampa artistica – Incisione” (collettiva), Università di Brema, Germania (09/21 - 12/21)
2022 O.S.D (personale), Brema, Germania (06/22)
2022 Mostra di fine corso “Stampa artistica – Serigrafia” (collettiva), Università di Brema, Germania (04/22 – 07/22)
2022 CONTEXT Gallery (collettiva), Venezia, IT (07/22 - 09/22)
2022 Reverse (collettiva), The Hidden Art Project, Oldenburg, DE (09/22)
2022 YFA (collettiva), Kunsthalle di Brema, Brema, Germania (10/22 - 01/23)
2023 ArtFest (collettiva), Constructor University, Brema, Germania (03/23)
2023 Tabularasaa (collettiva), TSH, Groninga, NL (04/23 - 06/23)
2023 O.S.D (personale), Brema, Germania (06/23)
2023 Mostra di fine corso “Pittura” (mostra collettiva), Università di Brema, Germania (07/23)
2023 CNTMPRY, Reset Gallery (collettiva), Berlino, Germania (08/23 - 10/23)
2023 YFA (collettiva), Kunsthalle di Brema, Brema, Germania (10/23 - 01/24)
2024 L'arte contemporanea del futuro (collettiva), Nancy, FR (02/24 - 04/24)
2024 ArtFest Bremen (collettiva), Constructor University, Brema, Germania (04/24)
2024 «Money» (collettiva), HUB Galerie, Brema, Germania (maggio 2024 - giugno 2024)
2024 O.S.D (personale), Brema, Germania (06/24)
2024 SG24 (personale), STUDIO GERDA, Brema (09/24 - 11/24)
2024 YFA (collettiva), Kunsthalle Bremen, Brema, Germania (novembre 2024 - febbraio 2025)
2025 ArtFest Brema (collettiva), Constructor University Brema, Germania (04/25)
2025 «RANDFIGUREN» (personale), Rathausgalerie Neukloster, Neukloster, DE (05/25 - 08/25)
2025 'DIE SCHÖNEN TAGE' (collettiva), STUDIO GERDA, Brema (09/25 - 10/25)
Dichiarazione dell’artista:
Per me la pittura non è un rifugio, né uno “spazio sicuro”: è il luogo in cui si svolge un confronto con un mondo che ti travolge, è frammentato e confuso. Uno spazio di sfida, in cui la complessità non viene spiegata, ma si percepisce. In un presente caratterizzato dall’accelerazione, dal sovraccarico di immagini e dalla frammentazione politica, vedo la pittura come una pratica di resistenza: contro ciò che è liscio, leggibile, sfruttabile. Non vedo l’immagine come una risposta, ma come una forma di resistenza: contro l’univocità, contro la compiacenza decorativa, contro la costante appiattimento del presente. I miei quadri nascono dall’attrito. Sovrappongono frammenti provenienti da tradizioni iconografiche politiche, dalla cultura pop, dalle sottoculture, dalla storia dell’arte e dalle immagini mediatiche attuali. Questi universi visivi si scontrano – a volte violentemente, a volte a malincuore – senza che ne derivi un ordine stabile. Per me l’appropriazione non è un commento distaccato, ma una forma di responsabilità: ciò che mostro non deve rassicurare, ma mettere in discussione.
La figura gioca un ruolo ambivalente nelle mie opere: è allo stesso tempo elemento di disturbo e vettore. Mai del tutto presente, mai completamente decifrabile. Porta con sé tracce, ma non rivela narrazioni classiche. Nella sua fragilità diventa lo specchio delle tensioni sociali e individuali – un «essere intermedio» che si oppone all’identificazione e all’attribuzione. Non credo nella purezza, né nell’immagine autonoma, né in una posizione distaccata. Credo nell’attrito. Nella coesistenza di bellezza e abissalità. Nella possibilità di creare, nella pittura, spazi che sfuggono a un’appropriazione immediata. Spazi in cui si riflettono le tensioni sociali, senza che debbano per forza essere risolte. Mi interessa l’immagine proprio nel punto in cui vacilla – sia dal punto di vista compositivo che contenutistico. Dove nasce il sovraccarico – non come errore, ma come qualità. Sono sempre alla ricerca di quella zona in cui un’immagine diventa troppo – inizia a ribellarsi al proprio stesso ordine. Non per il gusto di distruggere, ma per creare spazio all’ambivalenza, all’ambiguità, alla resistenza.
Per me la pittura è concentrazione: fisica, mentale, politica. Richiede decisioni, ma anche la capacità di sopportare l’incertezza. Raramente è una dichiarazione, ma più spesso un dialogo con un interlocutore ribelle. Uno spazio in cui la presa di posizione non si manifesta attraverso messaggi sensazionalistici, ma attraverso la perseveranza: nel gesto, nel dubbio, nel continuare a lavorare – nonostante tutto. Ciò che mi spinge è la domanda: come è ancora possibile un’immagine oggi – di fronte al sovraccarico visivo, alle tensioni politiche, all’esaurimento? E come possa sprigionare una forza che non placa, ma confronta; che non risolve, ma sopporta; che non chiude, ma lascia aperta – una forza che va ben oltre la decorazione o il valore di mercato.
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