di Matthea
Aggiornato al: 08.14.2026
Da Omero a Hollywood – Il percorso dell’Odissea attraverso la storia dell’arte
L’essenziale in breve
- L’Odissea ha segnato la storia dell’arte fin dalla pittura vascolare greca del VI secolo a.C. fino ai giorni nostri: dall’allegoria religiosa nel Medioevo, al modello umanistico del Rinascimento, fino a diventare una figura simbolica di identità, esilio e migrazione nell’era moderna.
- Scoprirai come l’interpretazione del mito di Odisseo sia cambiata nel corso dei secoli e perché continui a ispirare l’arte, la letteratura e il cinema ancora oggi.
- Particolarmente interessante per tutti quelli che si appassionano alla mitologia nelle arti figurative e al suo sviluppo storico-culturale.
- Alla fine dell’articolo troverai una selezione curata di opere della collezione dello SKM che reinterpretano il mito dell’Odissea.
L’Odissea, il poema epico tradizionalmente attribuito al poeta greco antico Omero, racconta del ritorno avventuroso di Ulisse, che dopo la guerra di Troia lo porterà, nel corso di molti anni, attraverso il mondo del mito fino a Itaca. In oltre 12.000 versi, il poema descrive i suoi vagabondaggi, gli incontri con divinità e mostri, la nostalgia di casa e il tentativo di ritrovare la propria vita dopo la guerra. Insieme all’Iliade, che racconta gli eventi legati alla caduta di Troia, l’Odissea è una delle opere poetiche più antiche e influenti tramandate dall’Occidente.
Una storia che abbraccia millenni
All’inizio l’Odissea veniva tramandata oralmente. A partire dall’VIII o VII secolo a.C., gli aoidoi, i cantori epici dell’antica Grecia, recitavano il poema in forma di canto durante feste e cerimonie pubbliche. La sua grande popolarità portò, nel VI secolo a.C., alla creazione di una versione scritta ufficiale ad Atene, per limitare le variazioni e le improvvisazioni. Al più tardi a partire dal IV secolo a.C., l’Odissea serviva per l’istruzione e la formazione scolastica; ancora oggi fa parte del programma scolastico in molti paesi.
Come ogni secolo ha dipinto il proprio Odisseo
A partire dal VI secolo a.C., la trama dell’Odissea ci appare anche come tema visivo. Dapprima sui vasi in stile a figure nere e a figure rosse della pittura vascolare greca, poi anche in sculture e rilievi, singoli episodi dell’epopea appaiono come motivi figurativi chiaramente riconoscibili, come ad esempio il passaggio di Odisseo davanti alle Sirene. Nell’antica Roma, affreschi con scene tratte dall’Odissea decorano le pareti e gli interni di abitazioni e edifici pubblici.
La cristianizzazione porta una svolta nell’interpretazione dell’Odissea. Mentre nella tarda antichità viene letta in modo sempre più allegorico e intesa come simbolo dei pericoli e degli smarrimenti della vita umana, nel Medioevo si trasforma in un racconto morale, in cui l’astuzia di Odisseo, le sue tentazioni e il suo lungo viaggio vengono spesso interpretati come prove lungo il percorso tra peccato e redenzione. Questo dibattito si svolge soprattutto nella letteratura; particolarmente nota è la rappresentazione nella Divina Commedia di Dante del XIV secolo. Il Rinascimento segna una nuova svolta: la riscoperta degli ideali antichi pone la figura di Ulisse come simbolo dei valori umanistici, della ragione umana e della resilienza. In quest’epoca l’Odissea vive una rinascita, viene letta, tradotta, cantata e dipinta più volte.
A partire dal Romanticismo dei primi del XIX secolo si verifica un’ulteriore trasformazione. Lontano dall’immagine dell’eroe idealizzato, l’attenzione si sposta sempre più sull’esperienza psicologica ed emotiva: nostalgia e mal di casa, ricordo e perdita, alienazione e ricerca dell’identità. Nel simbolismo della fine del XIX secolo, i personaggi e gli episodi dell’Odissea vengono sempre più interpretati come simboli di conflitti interiori ed esperienze esistenziali. Soprattutto le opere del pittore inglese John William Waterhouse continuano ancora oggi a plasmare l’immagine di questo racconto mitico.
Con l’avvento della modernità nel XX secolo e sullo sfondo delle guerre mondiali, dei cambiamenti sociali e delle esperienze di sradicamento, Odisseo perde gradualmente il ruolo di eroe idealizzato e diventa la figura dell’uomo alla ricerca, errante e alienato. I temi del viaggio e del ritorno a casa si intrecciano ora con questioni di identità, esilio, guerra, migrazione e origini. L’Odissea viene sempre più interpretata come uno stato di sospensione, un “in-mezzo”: come l’opprimente banalità della vita quotidiana nel romanzo di James Joyce o come un viaggio della specie umana dalle sue origini fino alla sua possibile estinzione nell’avventura cinematografica cosmica di Stanley Kubrick.
Infine, i progressi sociali e nelle scienze umane all’inizio del millennio hanno portato alla luce ulteriori spunti sul mito. All’insegna della svolta culturale e delle narrazioni contro-egemoniche, l’Odissea è stata finalmente svincolata dalla sua prospettiva tradizionalmente eurocentrica e patriarcale. In questo contesto sono molto note le illustrazioni a collage dell’artista e attivista americano Romare Bearden degli anni ’70, così come la prima traduzione dell’opera a cura di una donna, Emily Wilson, nel 2017. Anche l’attesissimo nuovo adattamento cinematografico dell’Odissea del leggendario regista Christopher Nolan, previsto per il 2026, sembra voler affrontare temi attuali legati alla diversità culturale.
Perché il mito continua ad avere un impatto ancora oggi
Da questa panoramica storico-artistica emerge soprattutto una cosa: l’influenza duratura dell’Odissea sulla cultura occidentale non è dovuta solo all’unicità storica del personaggio o addirittura alla storia di Ulisse, ma alla sua onnipresenza senza tempo. È una narrazione che perdura da millenni perché tratta di costanti fondamentali dell’esperienza umana: il viaggio verso l’ignoto, la ricerca di una patria e la volontà di sopravvivere. L’importanza culturale e sociale dell’Odissea sta nel suo potenziale di sollevare sempre nuove domande e di aprire diversi spazi interpretativi. È proprio qui che sta anche la forza speciale della grande arte.
L’Odissea e il mito nella collezione dello SKM
Alexej Eisner - Cavalli capricciosi – Perdita di controllo (2024, Osnabrück)
L’Odissea inizia con Telemaco, il figlio di Ulisse, che su ordine della dea Atena parte alla ricerca del padre scomparso. L’apparizione luminosa del carro e del suo conducente sottolinea, secondo me, l’intervento divino, mentre l’alba scintillante dietro le montagne annuncia l’inizio di un nuovo giorno che si diffonde lentamente sul paesaggio.
Tom Peter - Tor (senza data, Amburgo)
Un paesaggio incontaminato, con cipressi mediterranei e rovine dall’aspetto antico, si scontra con un cancello rosso fiammeggiante, nascosto nel boschetto, creando un’atmosfera misteriosa, quasi sacra, che ricorda la discesa di Ulisse negli Inferi.
Elena Thüring - Odissea n. 1 (2025, Amburgo)
Sono forse le anime delle donne che si levano dall’Oltretomba per incontrare Odisseo e dargli qualche consiglio? O sono piuttosto le sirene che, dalla nebbia e dalla foschia, cercano di afferrare i marinai smarriti?
Michael Tauschke - La morte del ciclope (2024, Dresda)
Untitolo azzeccato per un’opera a metà strada tra sogno e astrazione, mito e sacro. La dimensione fantastica del ciclope, in quanto creatura mitologica, va oltre il puro aspetto fisico e trasmette la presenza del mostro.
Tammy Pletsch - LEANING (edizione blu) (2026, Bonn)
Nelpaese dei frutti di loto… Questi hanno un sapore così allettante e inebriante che i compagni si dimenticano completamente della loro patria, del loro ritorno e dei loro doveri, e si perdono…
Soyoung Park - Serie "Schrank" n. 23 (2024, Dresda)
Anche se la serie si ispira alla pittura popolare coreana, per me la figura femminile scura in abito di seta, con quel richiamo a una porta, può essere interpretata come la personificazione di Calipso, che per amore tenne Odisseo prigioniero sulla sua isola per sette anni.
Charlotte Genser - Boatman Call (Senza data, Lipsia)
Ealla fine, la nave dei Feaci accompagna Odisseo a Itaca…
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